Dott.ssa Maria Grazia Guglielmucci
Psicologa e danzaterapeuta

Novembre il mese in cui siamo più vicini al nostro inconscio.

12 Novembre 2019



Sembra che in questo periodo dell'anno tutto intorno a noi ci dica: stai dove sei, muoviti il meno possibile, risparmia le energie, non fare…
Il cielo plumbeo, la pioggia, il freddo, la natura che si spoglia e ci guarda come a dire prendi esempio da me io non faccio nulla, aspetto che questo ciclo si compia e nel frattempo attendo ritirandomi, lasciando andare il superfluo e tenendo solo il necessario.
Se ci fermiamo ad ascoltare questo è proprio il messaggio che ci porta Novembre, il mese più introspettivo dell'anno, dove avvertiamo il passaggio stagionale, la luce diminuisce ed entriamo nella notte buia, preludio all'inverno.
La notte buia ci ricorda e ci riporta all'inconscio, ciò che ha una vita segreta dentro di noi e che sfugge alla nostra mente razionale… Inconscio è tutto ciò che non conosciamo che affiora nei sogni, nei desideri più nascosti, nella pulsioni più profonde… L'inconscio non si esprime con le parole, anzi ne ignora il significato, comunica attraverso le sensazioni, le emozioni, il linguaggio delle forme e dei colori e soprattutto dei simboli.LNovembre lo definisco come il mese in cui siamo più vicini al nostro inconscio o perlomeno è il periodo in cui è più facile contattarlo. Spesso le persone sentono il bisogno di iniziare una terapia psicologica in questo periodo, ora sappiamo il perché.
Tornando al messaggio che la Natura ci invia potremmo dire che ci dica: stai, riposati, rallenta, non fare nulla, immergiti, lascia il superfluo, rimani solo con la tua Essenza, ovvero ciò che ti è essenziale ciò che davvero ti serve adesso.
Questo è molto difficile da mettere in pratica per noi, abituati sempre a stare nella dimensione del fare, ad essere impegnati con qualcosa ad occupare la mente con qualche attività, pensiero o problema da risolvere.
Questo non significa che non dobbiamo fare nulla, il messaggio ci dice di selezionare le nostre attività, ora non è il momento di disperdere le energie, al contrario è importante conservarle, facendone scorta e alimentandole con attività e relazioni che ci nutrono realmente.
Poche cose ma essenziali, necessarie, vitali.
Abbiamo bisogno di fare una “provvista interiore” di nutrimento a tutti i livelli, cibo nutriente, relazioni amorevoli, attività rigeneranti per il corpo e lo spirito, per portare questo “cibo” nella nostra tana.
Abbiamo anche bisogno della luce, la fiamma dello Spirito che ci guidi in questo rivolgimento nella discesa, aiutandoci ad attraversare il tunnel che ci porta nella lunga notte buia di questo periodo.
Scendere simbolicamente significa andare li dove non c'è luce, dove non si può vedere con gli occhi fisici dove bisogna attivare l'intuito, la vista interiore per non perdere l'orientamento. Per arrivare al nucleo profondo bisogna attraversare il regno dell'ombra (l'inconscio). Ma per farlo devo imparare a stare… accetto di rimanere senza sapere, di vedere senza vedere, di parlare senza parlare.
Lascio così affiorare la coscienza profonda, il *Sè (come lo chiamerebbe Jung) l'ente organizzatore che comprende tutti gli aspetti di me e li integra in un insieme armonico. Dal buio accettando di stare affidandomi a ciò che non conosco e non posso vedere, emerge la luce della coscienza, del Sé, che ha riorganizzato dentro di me qualcosa di cui non sono consapevole razionalmente ma di cui poi potrò vederne la manifestazione attraverso dei cambiamenti in me (nel mio comportamento) e attorno a me.
La sfida allora è stare... è il momento di permanere senza agire anzi lasciandoci agire, permettendo alle nostra istanza più profonda, il Sè, di manifestarsi.
Allora la luce emergerà spontaneamente diverrà una spinta naturale, la luce costruirà nuovi passi che nella vita diventano nuove azioni, nuove scelte, nuovi progetti.
Ma ora non sappiamo quello che avverrà ora ci basta sapere che lasciamo fare, che sappiamo restare, poi tutto quello che deve avvenire avverrà a tempo debito.
Sono come l'albero che non si chiede il perchè delle cose, ma permane con incrollabile fiducia restando in ciò che c'è.

*Il Sè per Jung (Carl Gustav Jung psichiatra, psicoanalista svizzero) rappresenta l’unità e la totalità della personalità considerata nel suo insieme. Il Sé, in quanto totalità psichica, possiede tanto un aspetto cosciente quanto un aspetto inconscio.

Dott.ssa Maria Grazia Guglielmucci