Dott.ssa Maria Grazia Guglielmucci
Psicologa e danzaterapeuta

SVILUPPARE LA FIDUCIA NEL CUORE PER CONDIVIDERE CON L'ANIMA

19 aprile 2018



Abbiamo già parlato del bisogno di nutrimento, inteso come energia d'amore che ci scalda il corpo, il cuore e l'anima.
Come il corpo ha bisogno di cibo buono, sano, per stare bene, così il nostro cuore e i nostri sentimenti hanno bisogno di essere alimentati dal contatto e lo scambio con l'altro: questo può avvenire sotto forma di tocco, contatto, sia sul piano fisico che emozionale, ad esempio una carezza che nutre il cuore può esprimersi attraverso una parola confortante o uno sguardo amorevole.

Il nutrimento di cui abbiamo bisogno può manifestarsi su diversi piani: quello primario è rappresentato dal contatto fisico.

Un'abbraccio ci fa sentire sostenuti e accolti, una carezza ci infonde serenità e dolcezza, le coccole e i gesti d'affetto sono atti essenziali di cui non si può fare a meno.
Forse abbiamo avuto delle esperienze di carenza al riguardo, forse ci siamo protesi, abbiamo chiesto e non abbiamo ricevuto a sufficienza, allora magari ci siamo chiusi (per un bambino è più facile rinunciare chiudendosi, che continuare a chiedere) e ci siamo convinti che si può vivere bene anche senza.
Oppure al contrario siamo stati tropo invasi, da genitori forse iperprotettivi che non ci hanno lasciato spazio. Questo al pari della carenza produce chiusura e allontanamento.

Ma il poter vivere bene anche senza contatto e manifestazioni di affetto o emozionali è una bugia che ci siamo raccontati, in quanto spesso emozioni negative come ansia, paura o vissuti depressivi o di svuotamento provengono proprio da carenze antiche che ci portiamo dentro e che continuiamo a mettere in atto anche nelle nostre relazioni attuali.

Infatti il bambino riconosce se stesso e struttura la sua identità, attraverso il contatto con la mamma, che gli rimanda emozioni positive in cui si sente contenuto, nutrito e amato.
Il bimbo si riflette nel rapporto con la madre. A questo proposito cito una ricerca di carattere psicologico, in cui è stato osservato che neonati, o bimbi molto piccoli, costretti a permanere in orfanotrofio (in paesi di guerra dove i genitori o erano dispersi o non potevano occuparsi di loro) che non ricevevano un sufficiente contatto fisico e attenzione, (anche se venivano nutriti), non sviluppavano appieno le loro capacità cognitive e motorie.
Questo significa che spesso non parlavano e non camminavano, manifestando invece depressione e passando tutto il tempo sdraiati nelle loro culle a fissare il vuoto.

Quando ci sono mancati i gesti affettuosi o i rinforzi positivi , anche attraverso le parole, è come se venisse meno la fiducia di base, ovvero la sicurezza in noi stessi, il diritto di meritare amore.
Si sviluppa al contrario un senso di sfiducia verso di sé, si fa strada il sentimento di essere immeritevoli d'amore.
Uno dei temi sviluppati nel percorso con Esadanza è riconoscere noi stessi nel contatto con l'altro, un contatto che inizia dallo scambio di sensazioni legate ai sensi e che fluisce man mano nel cuore diventando anche nutrimento emozionale, ricarica.
Proprio come accade da bambini in cui prima cominciamo ad esistere attraverso il contatto fisico e il riconoscimento dell'altro per poi manifestare empatia e scambio emozionale con il cuore.

Andiamo quindi ad alimentare un terreno primario, che ci riporta ai vissuti della nostra infanzia, andando a nutrire quella fiducia di base nell'altro che ci permette poi di aprirci serenamente e scambiare in modo equilibrato.
Se mi sento accolto e sostenuto sarà più facile aprirmi agli altri, fidarsi e scambiare poi nel cuore, portandosi dentro un senso di stabilità e sicurezza che mi permetterà poi di portare tutto me stesso nella relazione, ovvero condividere con l'anima.

Dott.ssa Maria Grazia Guglielmucci